Dal Neoliberismo a Bitcoin

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Marco Dal Prà di Marco Dal Prà

 

Quando a fine 2015 iniziai a studiare la tecnologia sottostante bitcoin, mi resi conto di essere entrato in un mondo, quello delle criptovalute, nel quale le sole basi di elettronica e di informatica non permettevano di capirne a fondo il funzionamento, ma avrei dovuto studiare anche la teoria economica sottostante.

E' stato così che scoprii l'esistenza una scuola economica che non avevo mai sentito nominare, l'economia “austriaca”, un filone di pensiero che si contrappone in tutto e per tutto all'economia convenzionale, quella “keinesiana”, quella insegnano tutte le università e che che applicano tutti i governi del mondo.

Inizialmente rimasi sconcertato perché non sapevo che ci fossero queste due scuole di pensiero e men che meno sapevo che fossero in aspro contrasto tra loro, così fui spinto ad approfondire l'argomento servendomi di libri ma soprattutto di blogger fuori da coro.

La questione non fu semplice ed anzi, si complicò ulteriormente quando tra un articolo e l'altro trovai una sorta di terzo incomodo, il neoliberismo, un termine usato in modo dispregiativo per denunciare il predominio delle multinazionali e dei grandi gruppi bancari sul mondo, a discapito dei singoli.

Questo comportamento “spregiudicato” delle aziende e del mondo della finanza generalmente viene imputato a Friedrich von Hayek, uno dei più noti economisti della scuola austriaca, ma questa interpretazione stride con la storia di bitcoin.

Questa criptovaluta infatti è nata per contestare il comportamento delle banche o le politiche dei governi a favore di esse, ed i suoi sostenitori oggi la vedono come il coronamento del sistema monetario proprio di Friedrich von Hayek.Fiedrich von Haynek

In pratica questo economista da taluni viene accusato di essere il padre putativo del neoliberismo, mentre da altri viene elogiato come ideatore della filosofia monetaria di bitcoin che nasce appunto per combattere il neoliberismo. Un vero e proprio cortocircuito.

Chi ha ragione?

Ricordo brevemente che bitcoin è nato nel 2008 da un gruppo di informatici che, celati sotto lo pseudonimo “Satoshi Nakamoto”, hanno realizzato un software che riproduce una moneta virtuale che funziona in modo decentralizzato e quindi al di fuori del sistema bancario.

Erano i giorni in cui scoppiava la bolla americana dei mutui “subprime” che ha portato al fallimento della Lehman Brothers, un momento in cui il governo americano ha usato soldi pubblici per salvare grandi gruppi finanziari ma lasciando senza lavoro 8 milioni di americani.

Per quale motivo il loro modello monetario si sarebbe dovuto ispirare al neoliberismo ?

In realtà, da quello che si può capire leggendo i messaggi che scrivevano nei forum, questi informatici erano dei tecnici puri e non si erano posti il problema di imitare questo o quel modello economico. Solo successivamente qualcuno si è accorto che l'algoritmo che muove bitcoin somiglia alla teoria monetaria di  von Hayek, teoria nella quale la creazione del denaro non è affidata allo stato ma alle banche private, mettendole in concorrenza tra loro.

Una teoria monetaria, quella di Hayek, che gli ha portato nel 1974 il premio nobel per l'economia, ma che mai nessuno ha messo in pratica. Qualcosa del genere è esistito, ma in periodi antecedenti ad Hayek stesso, in particolare negli Stati Uniti nel 1800, quando le banche emettevano i dollari senza il coordinamento della Banca Centrale, la FED, che vide la luce solo nel 1913.

Oggi bitcoin pur essendo la criptovaluta più famosa e soprattutto più capitalizzata, si trova in realtà in una situazione di estrema concorrenza con altre centinaia di altre criptovalute, facendo emergere una situazione simile a quella teorizzato dall'economista austriaco.

Ma allora bitcoin è neoliberista?  bitcoin

La risposta è semplice ed è assolutamente no, perché il sistema economico e finanziario “neoliberista” per funzionare ha bisogno di continua stampa di denaro dal parte delle Banche Centrali, in quello i mezzi di informazione chiamano “Quantitative Easing” o “QE”, operazione con la quale la FED o la Banca Centrale Europea immettono nei mercati finanziari decine di miliardi di dollari al giorno. Una stampa “infinita” di denaro del quale i mercati finanziari, come un drogato in crisi di astinenza, non possono più farne a meno.

Un sistema che funziona non solo per iniziativa delle banche ma soprattutto con la complicità dei governi che queste regole le sottoscrivono apertamente.

Bitcoin al contrario è basato su un software nel quale l'emissione di nuove monete è vincolata da regole più rigide perfino dell'estrazione dell'oro, tanto che raggiunti i 21 milioni di bitcoin non ne verranno più emessi e si potranno usare solamente quelli già in circolazione.

Bitcoin quindi non è un sistema monetario neoliberista ma è proprio agli antipodi dell'attuale sistema finanziario; fine della stampa di denaro infinita e soprattutto fine della possibilità di darlo solo ad una ristretta casta di amici e amici degli amici, come in tutte le piramidi di comando.

Bitcoin infatti essendo decentralizzato è veramente di tutti e soprattutto non rischia la fine delle monete stampate senza alcun limite dal politico di turno, fino a diventare carta straccia.

BancaPer questo motivo generalmente i “bitcoiner” non chiamano il modello dominante “neoliberismo” ma lo chiamano “socialismo bancario”, perché rende meglio l'idea di quello che stanno facendo

 

 

 

L'autore

Marco Dal Prà, veneziano classe 1966, è un tecnico elettronico che opera come consulente nel settore degli impianti industriali; per circa vent'anni ha fatto il programmatore di sistemi di automazione.  Per passione segue da vicino il mondo delle criptovalute, tanto che dal 2017 tiene seminari e pubblica articoli su varie testate come Intermarket & more e Ofcs Report.

 

Immagine da: marcodalpra - wikipedia - getty images - banca italia