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Parlare del COVID-19, o Coronavirus, con i bambini

 

Grandi e piccoli, stesse regole

Il problema che tutti si sono posto, e ci poniamo tuttora, è come spiegare ai piccoli questo cambiamento radicale imposto a tutti, senza creare traumi e aiutandoli ad integrare al meglio possibile il nuovo copione della nostra esistenza.

I bambini, come i grandi, sentano parlare del coronavirus. La maggioranza dei giovani, chi più chi meno in funzione dell’età, ha perfettamente coscienza di una trasformazione nella propria vita. lo vive nel suo quotidiano. Il bambino è un essere abitudinarie che ha bisogno, per la sua sicurezza, di una regolarità millimetrata. Ora, di un giorno all’altro, si è ritrovato spiazzato e sconvolto da una situazione abnorme che egli subisce, ma anche il suo nucleo familiare.

Capisce che non sono delle raccomandazioni o imposizioni che lo affliggono nella sua individualità, ma che tutti seguono le stesse regole. Nella nuova situazione, non ci sono più direttive per piccoli e altre per grandi. Si accorge, un po’ stupito, che vale senza distinzione per tutti.  Tutti devono lavarsi accuratamente le mani più volte al giorno, tutti devono stare attenti quando starnutiscono o tossiscono, tutti sono impediti di baci e abbracci, tutti sono costretti a sospendere le proprie attività, di scuola, di lavoro, di divertimento, di sporto, di relazioni… Tutti devono stare a casa. Non capisce. Osserva, segue, s’interroga, si oppone, reagisce, si ribella… Sta cercando a ritrovare l’equilibrio perduto.

Se nessun membro della famiglia è contaminato, se nessun esce di casa, se nessun viene da fuori a casa, la vita può continuare quasi normalmente ed è possibile abbracciarsi e farsi le coccole. Se invece, una delle persone è dichiarata contaminata deve portare una maschera speciale di protezione e tutti gli altri membri della famiglia devono tenersi a distanza. Non si deve bere nello stesso bicchiere, né usare posate o indumenti che le appartengono e è imperativo rafforzare le regole d’igiene all’interno della casa, sulle superficie con un disinfettante appropriato. Queste regole, il bambino nota che sono obbligatorie per tutti e che grandi e piccoli le rispettano. Ma, allora, perché?

Perché spiegare

Non esiste un unico comportamento applicabile a tutti. Ogni bambino è diverso e unico come lo è la sua famiglia. Fa parte del suo gruppo di appartenenza dove cresce, si confronta, condivide esperienze belle o brutte e si identifica. L’approccio ad una corretta spiegazione va a dipendere di molteplici fattori: età, conoscenze, maturità, tipo di relazioni all’interno della famiglia, rapporti tra i suoi membri, livello culturale, valori condivisi, ecc.

L’unico punto di partenza di questo nostro ragionamento si appoggia sulla necessità dell’onestà intellettuale nella nostra comunicazione con il bambino. La spiegazione segue l’età evolutiva, si adatta alla capacità di comprensione, ma la spiegazione deve essere veritiera. Non significa dire tutta la verità, ma dosare la verità in funzione del livello di cognizione, dell’emotività, della sensibilità del piccolo essere.

È però fondamentale non ingannare mai il bambino per non rischiare di perdere la sua fiducia. Un adulto non credibile sarà intuitivamente “smascherato” dal bambino e condurrà ad un aumento di insicurezza nel piccolo. Il bambino può non sapere, ma avverte molto di più di quello che noi pensiamo e interpreta i nostri silenzi o le nostre parole tramite i suoi filtri di comprensione.

Come spiegare

È importante dire al bambino quello che conosciamo, con parole semplici, senza drammatizzare: il coronavirus è stato scoperto in Cina, probabilmente in dicembre. Il coronavirus ha un nome, si chiama COVID-19. CO è il suo ceppo, VI significa virus, D è la prima lettera della parola inglese Desease, cioè malattia, 19 l’anno in cui è stato identificato.

Può essere utile appoggiarsi sulla tecnica narrativa della fiaba, familiare al bambino, che riuscirà così a rappresentarsi una realtà che normalmente appartiene agli adulti. All’inizio, come nelle fiabe, il coronavirus si è mascherato per non essere identificato e molti l’hanno confuso con l’influenza o un grosso raffreddore o anche una bronchite. Nessuno lo conosceva tra i virus che esistono e non sapevamo che era possibile essere contaminato senza accorgersene. In più, questo virus sconosciuto è molto veloce ed è per questo che il “nemico” è riuscito ad infiltrarsi senza che ce ne rendessimo conto.

Così, facilitiamo l’identificazione dei personaggi, come nelle storie, i buoni (noi) e i cattivi (il mostro coronavirus) e la situazione in cui si affrontano come sempre i buoni e i cattivi. Tutti i racconti illustrano questo confronto.

Da lì, si sposta l’attenzione del bambino su alcune figure all’interno del campo dei buoni: le persone anziane. Si spiega che questo mostro preferisce aggredire le persone più grandi, come i nonni o i vecchi zii perché sono più fragili che i bambini e i ragazzi. Se i giovani sono contagiati dal coronavirus, non avranno gravi conseguenze. Invece, senza saperlo, i giovani possono trasmettere la brutta malattia alle persone più grandi ed è per questo che bisogna non frequentare attualmente i nonni.

La rappresentazione grafica

La rappresentazione grafica del virus gira su Internet e sugli schermi di televisioni. Tutti abbiamo la stessa visione di una palla con delle escrescenze come se fossero dei picchi tutto intorno a quella palla. In tanti disegni dei bambini si ritrova la stessa immagine con molte varianti: occhi, cornee, una bocca con dei denti, a volte con delle manine tenendo un forcone… quel che l’immaginario del bambino è in grado di trasmettere e che rappresenta per lui un essere malvagio, in una parola il mostro.

Sappiamo che il linguaggio del bambino si fonda sulla rappresentazione immaginaria ed è la ragione per la quale nei disegni dei bambini sul coronavirus si ritrovano più o meno gli stessi tipi di raffigurazione di quello che è considerato “il mostro “. Il mostro fa parte delle leggende e racconti per bambini. È l’eterna lotta tra il bene il male. Il coronavirus di cui sentono parlare e naturalmente il male. Nel suo immaginario, il bambino lo associa al cattivo che imprigiona la principessa nel castello, e a tutti i malvagi che popolano le storie dell’infanzia. Che un bambino rappresenta il virus come un mostro, è perfettamente normale e logico. Cosa si fa contro un mostro? Ci si difende e si difendono le persone che si amano. Diventa allora più facile aprire un dialogo col proprio bambino sull’argomento utilizzando la tecnica della domanda: se tu fossi un supereroe che deve lottare contro il mostro cosa faresti? Cosa pensi che possiamo fare noi contro il mostro? Per il bambino è chiaro che il buono vince sempre contro il cattivo, che il mostro perderà e sarà imprigionato, punito, cacciato via.

Risulta allora utile fargli capire che lavarsi le mani e seguire tutte le buone raccomandazioni fate a tutti noi, sono le armi dei supereroi per vincere Il mostro. Il piccolo si sente allora coinvolto, parte del suo branco e pronto a fare la sua parte, insieme a tutti. La nozione di appartenenza l’aiuterà a vivere al meglio questa prova imprevista nel cammino della sua evoluzione. Come il colibrì che porta la goccia d’acqua nel suo becco per aiutare a spegnere l’incendio, si sente investito di una missione.

Se alcune persone, che il bambino conosce e che potrà identificare, non sono rispettose delle consegne di sicurezza, non seguono i consigli, capirà che “non obbediscono”. Il concetto dell’obbedienza gli è famigliare. Può essere utile e simpatico lasciare il bambino intervenire per far rispettare le regole. Se l’adulto, con dolcezza, ha saputo coinvolgere nella messa in sicurezza della famiglia, il suo piccolo, egli, sentendosi di avere un proprio ruolo, aiuterà anche gli altri a rispettare le direttive. I bambini sanno essere molto convincenti e seguono la loro intuizione.

Non bisogna però, con le nostre parole, la visione eccessive di alcune scene in televisione o il trasparire delle nostre inquietudini, che il bambino sia spaventato dal mostro-Coronavirus. Ne deve conoscere il pericolo, come dice un bambino in un video fatto dal papà “il mostro ha i denti e ti morde”. Il bambino è consapevole della possibilità malvagia del mostro e ripete più volte le sue raccomandazioni “attento “, “attento “, “attento “. 

Spiegare la gravità

Se nella sua famiglia, o nella sua cerchia, qualcuno è contaminato o portato in ospedale e che forse anche lì decede, bisognerà sapere dosare la verità per preparare il piccolo alla nuova situazione.  In accordo con l’età del giovane e della sua realtà, è importante spiegare la fragilità delle persone anziane o di quelle che soffrono già di malattie. Sono più deboli nel loro corpo e perciò più facilmente vittime dell’aggressione del mostro-Coronavirus.

Sempre in accordo con l’età, dire che esistono tantissimi virus nel mondo, alcuni negli animali, altri negli esseri umani. Questo virus si sa che preferisce il corpo umano e non quello dei nostri animali di compagnia. Non c’è pericolo per il nostro cane o gatto che dobbiamo amare e curare come sempre perché fanno parte della famiglia e ci aiutano in questo momento con il loro affetto, i giochi e le coccole. COVID-19 affeziona il sistema respiratorio ed è per questo che dobbiamo prendere tutte le precauzioni che ci sono state insegnate.

Gestire la paura

Avere paura non è un male. La paura è un’emozione fondamentale di protezione. Una persona che non avesse paura metterebbe in pericolo sé stessa e di conseguenza gli altri. La paura permette di avere delle sane reazioni: essere “attento” come dice il bambino, eventualmente nascondersi, (in questo caso chiudersi in casa), difendersi, (tutte le misure che le sono state insegnate), difendere anche gli altri (tenersi a distanza di sicurezza delle altre persone per proteggerle). Così, il bambino capisce le ragioni per cui non deve vedere in questo periodo i suoi nonni, né le altre persone che frequenta normalmente.

Essere a casa con i suoi rappresenta la protezione perché la casa è l’identificazione del nido e i genitori sono le colonne portanti dell’edificio, i garanti della sua salvaguardia. Naturalmente qui si prende in considerazione la famiglia ideale, unita sotto lo stesso tetto. Bisognerà adattare questo schema ad ogni realtà vissuta dai protagonisti.

Quanto durerà?

Nessuno di noi può sapere quando finirà la battaglia contro il mostro. Quello che sappiamo è che vinceremo! Più rispettiamo le consegne di sicurezza, più rapidamente riusciremo a vincere. Ma sicuramente non bisogna pensare di risolvere la situazione in qualche settimana, è meglio pensare che ne abbiamo per alcuni mesi. Sarà utile per essere più forti, più agguerriti e per meglio proteggere le persone a cui vogliamo bene.

Cosa fare?

Ci organizziamo bene, mantenendo un ritmo ogni giorno, alzandoci allo stesso orario come quando si andava scuola, andando a dormire come sempre all’ora abituale, perché il sonno è fondamentale per essere forte e resistente. Seguiamo le lezioni della scuola direttamente o indirettamente, secondo la modalità stabilita con la propria classe e l’età. Ci alimentiamo correttamente, prendiamo del tempo per divertirsi, per fare esercizi fisici a casa, ridere, giocare. Naturalmente, sappiamo che non è possibile giocare, incontrare o ricevere i propri compagni, per evitare di contaminarli o di essere contaminati. Possiamo utilizzare la video conferenza o tutti gli aggeggi che oggi la tecnologia ci permette tramite Skype, WhatsApp o altri…

E poi, che bello di poter stare di più con i genitori che adesso hanno tempo per stare con i piccoli! Sono messi a contribuzione per le attività del pomeriggio: giochi, attività creative… Tante cose che si possono condividere insieme: cucinare, fare delle costruzioni, raccontarsi delle storie, scrivere delle poesie, disegnare, colorare, inventare degli indovini, fare del teatro, cantare, suonare uno strumento....

In conclusione,

Direi che non esistono linee-guide rassicuranti valide per ogni situazione. Il buon senso è alla base di ogni spiegazione e di ogni relazione. In accordo con lo sviluppo del bambino, suggerisco di coinvolgerlo all’interno della famiglia dandogli un ruolo. Proporgli di controllare alcune attività, ad esempio che il papà, la mamma o i fratelli si lavano bene le mani. Serve a rafforzare il suo senso di responsabilità. Senza esagerare, aiutarlo a identificare il suo posto all’interno di questa “battaglia” contro il mostro, senza angoscia per la situazione attuale. Si può anche paragonare la battaglia con alcuni fatti della storia che ha letto nei suoi libri di scuola, l’assedio del castello, l’organizzazione dei prodi cavalieri ecc.  Sempre usando la tecnica della domanda: quanto tempo hanno messo a liberarsi dell’assedio? Sono stati disciplinati? Serve a capire che ci vuole pazienza e unità tra tutti.

Ci sono altre modalità che possono essere scoperte e che ogni nucleo famigliare saprà adattare a sé stesso, accompagnando il piccolo in attività proporzionale al suo grado di comprensione e di interessi. Il bambino deve essere rassicurato, coinvolto in modo che possa vivere il difficile periodo che attraversiamo, non tanto come un gioco, ma come un’esperienza che avrà come conseguenza una sua maturazione se gestita bene.

©Amanda Castello
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giurista, formatrice in cure palliative, accompagnamento e lutto, scrittrice
fondatrice Associazione A.R.T.

Metodo Padi@A.R.T.