I Ragazzi Dimenticati

Adolescenti e mascherine

Un'immagine emblematica quella sopra, ed allo stesso tempo tenera.. struggente che ci fa rivivere la nostra adolescenza, fatta dalla Tv in bianco e nero, i Rischiatutto ed il gioco "Tic Tac" che ci ha procurato non poche lesioni ai polsi, mentre i TG davano le notizie della Guerra in Vietnam, le missioni Lunari e purtroppo le stragi dei periodi bui della nostra Repubblica

Ma quale altro periodo buio dobbiamo passare...Gli Signori prohibirno che nissuno, per undeci giorni, potesse andare in casa d’altri, né donne né putti uscir dalle sue contrade... Questo recitava nel 1576 il Notaio Rocco Benedetti nelle cronache Veneziane a causa della tremenda ondata di peste

Walter VeltroniOggi 9 Gennaio 2021 a distanza di quasi 500 anni dalla Peste di San Carlo, che durò per fortuna per un brevissimo periodo - allora la PESTE signori non il Covid-19,  la PESTE !!! Ebbene oggi, ho letto un bellissimo articolo di Walter Veltroni pubblicato sul Corriere della Sera, che desidero riportare per intero; un articolo toccante e garbato che non lascia spazio ad interpretazioni filosofiche e/o scientifiche... è così che ci piaccia o no, è la cruda realtà nella quale l'Uomo è stato cacciato e nella quale si dovrà districare ed organizzare per sopravvivere, consci del fatto che inditero non si torna..siamo al BIVIO... buona lettura

Alberto Negri

 

Quei ragazzi dimenticati nell’inverno della pandemia

Il distanziamento sociale e il rischio per i giovani di smarrirsi proprio nel tempo decisivo della vita

 

di Walter Veltroni

 

«Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è l’età più bella della vita». La famosa frase scritta da Paul Nizan in «Aden Arabia» oggi forse può essere applicata, diminuendo l’età definita, ai ragazzi italiani, e non solo, risucchiati nel gorgo di questa infinita pandemia. Nessuno ne parla.

Nel profondo dell’animo

Nessuno sembra occuparsi di quello che sta accadendo nel profondo dell’animo degli adolescenti. Conosco molti amici che hanno figli di quell’età e leggo le analisi che varie università, in tutto il mondo, stanno facendo per capire quanto e come questa inedita condizione pesi oggi e potrà pesare domani sulla esperienza di chi oggi è più giovane. Giustamente ci si occupa, mai abbastanza, di chi è anziano. E i primi a farlo, con le loro ansie, sono spesso i nipoti. Ma chi si sta incaricando di capire com’è la percezione della vita in ragazzi che, nel momento decisivo della loro esperienza umana, si trovano espropriati, per ragioni oggettive, di ogni relazione, ogni forma di intrattenimento e di svago? E quanto pesa l’assenza dalla dimensione scolastica che è certo apprendimento ma anche scambio, condivisione, definizione di uno spazio proprio, il primo autonomo dalla famiglia, in cui ciascuno mostra se stesso ed è messo alla prova? Gli insegnanti si fanno in quattro e dal francobollo di uno schermo devono insegnare gli ablativi, la trigonometria, il Rinascimento a ragazzi di cui non possono percepire lo stato d’animo, con cui non hanno quella relazione psicologica che l’insegnamento frontale consente.

Insegnante disperata da orizzonte scula notizie

 

Scoperta quotidiana

Perdere la pienezza dei quattordici o quindici anni, quando il mondo è una scoperta quotidiana delle sue possibilità e delle sue insidie, non è come vivere quest’esperienza a cinquant’anni. I ragazzi si sono incupiti, chiusi, molti hanno peggiorato i loro risultati scolastici, la maggioranza trascorre il tempo appesa allo schermo di un telefono che costituisce l’aggancio al mondo esterno, in questo inverno cupo e solitario. Secondo un’inchiesta promossa da Save the Children e realizzata da Ipsos i ragazzi dicono che nel 28% dei casi un loro compagno di classe ha abbandonato gli studi. E aggiunge: «Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Stanchezza (31%), incertezza (17%) e preoccupazione (17%) sono i principali stati d’animo che hanno dichiarato di vivere gli adolescenti in questo periodo, ma anche disorientamento, apatia, tristezza e solitudine».

Mondo virtuale

Scuola virtuale da agendedigitale.euSenza scuola, parchi, sport, incontri con gli amici, cinema, concerti, cosa resta se non la dimensione apparentemente infinita, l’unica senza confini e divieti, del mondo virtuale? Quello spazio non è irreale, anche quella è realtà. Le parole, i video, i giochi sono parte di un mondo dilatato, doppio. E questa duplicità oggi costituisce un salvagente per i ragazzi. Cosa sarebbero stati questi mesi senza la possibilità di scrivere agli amici, di giocare a distanza con loro, di coltivare le passioni? Non ci dobbiamo ripetere qui le distorsioni del mondo virtuale, i rischi racchiusi nei meccanismi di semplificazione estrema, nella manipolazione della realtà, nella concentrazione di enormi poteri in poche mani. Ma è parte del mondo contemporaneo. E c’è da augurarsi che presto le democrazie si decideranno a definire regole sapienti per evitare i rischi di oligopolio e che nelle scuole, dopo aver insegnato tre volte gli etruschi, si aiuterà un ragazzo a capire e utilizzare coscientemente tecnologie di conoscenza e relazione che oggi sono tanta parte della sua vita. E a metter tutti in condizione di farlo, visto che ancora oggi quasi un milione di ragazzi non ha né tablet né pc.

Confinati in casa

Confinati in casa da Il messaggeroNon ci si spaventi dunque se i ragazzi, confinati in casa, si affacciano sul mondo attraverso lo schermo di un telefono o di un computer. Lo fanno per non sentirsi soli. E quando lo fanno, credo sia giusto che i genitori non li colpevolizzino ma li comprendano e li rispettino. I ragazzi italiani non sanno se e quando torneranno a scuola. I banchi con le rotelle sembrano ora delle installazioni di arte contemporanea, nelle aule chiuse. Nel decidere se, come, quando le scuole riapriranno, si consideri anche il punto di vista dei ragazzi che non hanno rappresentanza, non siedono a nessun tavolo. Questo rafforza in me l’idea che la democrazia del duemila oltre alle forme di rappresentanza politico istituzionale dovrebbe alimentarsi di meccanismi di democrazia diffusa e di sussidarietà. È possibile che mai nessun giovane abbia potuto dire la sua in tutti questi mesi di vertici, verifiche, seminari a Villa Madama?

Arcobaleno

Vorrei che in questo frenetico e spesso surreale arcobaleno di giornate, regioni, orari si tenesse conto che esistono delle anime fragili. E che ci si ricordasse, in questo che non è un Paese per giovani, che in questo momento nelle case di milioni di italiani c’è una ragazza o un ragazzo che sta annaspando nel tempo decisivo della vita e c’è il rischio che si smarrisca. Per un ragazzo il «distanziamento sociale» è una pena più grave che per un adulto. Ricordarsene sempre. In un mondo adulto che è andato in confusione su tutto: vaccini, tamponi, terapie, governi, regole... l’unica cosa su cui tutti si sono sempre uniti è stata randellare i giovani se una sera uscivano, perfino essendo consentito, per vedere amici o semplicemente prendere un aperitivo.

La peste e la stampa

san carlo peste 1576 da la nuova bussola quotidiana

In un piccolo libro curato da Sabrina Minuzzi per Marsilio e intitolato «La peste e la stampa» si riporta il racconto scritto nel 1576 dal notaio Rocco Benedetti di Venezia dopo la tremenda epidemia che colpì il nord d’Italia. Si dice: «Gli Signori prohibirno che nissuno, per undeci giorni, potesse andare in casa d’altri, né donne né putti uscir dalle sue contrade... Il negozio fra mercanti si levò in tutto, nella piazza li merciari e quasi tutti gl’altri artigiani serorno le loro botteghe... Parimente le piazze erano sgombre di genti e per la via si caminava senza ch’alcuno urtasse altro, non s’udivano più suoni né canti né altri dilletevoli intratenimenti per le strade e canali...».

Quasi cinquecento anni dopo la immensa potenza della scienza e della tecnologia, che pure riuscirà a immunizzarci, ci consegna, di fronte alla pandemia, un paesaggio urbano e abitudini di vita non diverse da quelle descritte dal notaio Benedetti. Tanto più chi decide oggi deve avere nell’orizzonte delle sue motivazioni anche quello che gli algoritmi non registrano. Anche quello che sta accadendo nel cuore delle persone, tutte. E dei più fragili. Che non sono solo gli anziani. Ma anche i ragazzi, soli e ignorati, di questa Italia spaventata.

 

Articolo Originale Corriere della Sera

 Immagini da: La Nuova Bussola Quotidiana, Il Messaggero, Agenda Digitale, Orizzonte Scuola Notizie, Miniaetmoralia