Riflessioni senza Tempo

Pietro Buffa nel Team Spazio Tesla

10/10/2019

Pietro Buffa1

 

Spazio Tesla si "arrichisce", dopo il Prof. Erasmo Recami da oggi un altro scienziato, entra a far parte del nostro Team Scientifico.

E' con vero piacere che informiamo il nostro pubblico che il Biologo Molecolare Pietro Buffa , farà parte della nostra famiglia, lo "start" nelle nostre fila si esprime con un prestigioso contributo umanistico/scientifico con l'articolo che vi proponiamo.

Un gradito saluto di benvenuto ed una buona lettura.. Grazie Pietro

 

 

Unioni tra consanguinei nell’antichità:

una pratica per il consolidamento di specifici caratteri genetici ?

Pietro Buffa Di: Pietro Buffa (Biologo e Autore)

 

 

Egyptian Faraones

 

 

Gli accoppiamenti tra consanguinei venivano soventemente praticati nell'antichità ed erano spesso pertinenza delle “caste regnanti”. I faraoni dell'Egitto dinastico ad esempio erano soliti sposare solo o prevalentemente le sorelle come atto di conservazione della “linea di sangue”, rinsaldando in questo modo gli aspetti divini della propria regalità.

Gli Dei sposavano i propri fratelli, come nel caso di Iside e Osiride e queste “divine pratiche incestuose” rappresentavano un modello per la monarchia egizia. Unioni tra consanguinei non mancano nei testi biblici così come nei più recenti poemi omerici, persino Zeus (sovrano degli dei) prese per moglie Era, una delle sue due sorelle.

Non è illogico chiedersi se insieme al rafforzamento del potere sociale legato all'endogamia, vi fosse anche un'antica conoscenza del valore biologico che tale pratica sottende. L'accoppiamento tra discendenti in linea diretta è oggi largamente controindicato (addirittura punito con la reclusione in molti Stati) ma rimane una risorsa negli ambiti in cui si applicano programmi di miglioramento biologico delle specie, come facilmente osservabile in molti allevamenti.

E' proprio soffermandoci sul lavoro che gli allevatori compiono sul proprio bestiame che è possibile comprendere le potenziali ripercussioni biologiche legate all'accoppiamento tra consanguinei, tecnicamente definito “inbreeding”.

Isolando da una data specie esemplari portatori di specifici caratteri genetici ritenuti vantaggiosi rispetto ad altri e facendo in modo che questi soggetti, al momento della riproduzione, si accoppino con com-ponenti della stessa famiglia (che presentano una elevata corrispondenza del patrimonio genetico), gli allevatori riescono a produrre un consolidamento dei caratteri in questione lungo la linea di discendenza, generazione dopo generazione.

Diversamente da quanto accade con l'accoppiamento tra soggetti estranei, la progenie di genitori imparentati ha infatti un'elevata probabilità di ereditare due copie identiche di ogni gene relativo ad ogni specifico carattere d'interesse. L'inbreeding rappresenta dunque una via verso la “purificazione” di determinate caratteristiche biologiche fondata sul raggiungimento dell'omozigosi relativa ai geni che governano tali caratteristiche.

Ci si domanda se gli antichi egizi, figli del deserto e grandi cultori dell'immortalità, avessero conoscenze relative al consolidamento e alla conservazione dei caratteri genetici attraverso la messa in atto di pratiche di inbreeding.

Pratiche che oggi sappiamo nascondere anche potenziali rischi se non opportunamente gestite, rischi dovuti alla possibilità di portare in omozigosi, insieme a geni di interesse, anche geni potenzialmente deleteri.

Gli antichi egizi rappresentano, anche grazie alla grande quantità di reperti mummificati, una popolazione fossile campione su cui poter seguire le trasformazioni avvenute durante 3000 anni della loro storia. Una storia di interesse anche genetico che dovrà necessariamente essere indagata.