Altre Curiosità

I Vizi Segreti di Jack lo Squartatore

13/12/2020

Sickert The Camden Town Murder rid

 

Saccomano2 Analisi criminologica di Gianpaolo Saccomano*

Scrivere qualcosa che non sia scontato sulla vicenda del serial killer più famigerato di sempre non è chiaramente un compito facile, l'immagine pubblica di Jack lo Squartatore è così avvolta nel mito che diventa difficile separare la verità dalla finzione… Dopo centotrenta anni di film, libri, articoli e opere teatrali in cui l'immagine dell'assassino cambia e si plasma sulla scorta delle informazioni che di volta in volta l’autore decide di prendere in considerazione, vorrei dunque provarci con il prezioso aiuto di un amico “ripperologo” (così chiamano gli esperti dello Squartatore) Alessandro Buscema.

ripper giornale depoca

Per farlo, comincio proprio dall’ultimo dei consueti delitti attribuiti a Jack the Ripper, ammesso che i delitti non siano di più e non siano continuati anche dopo quell’infernale scempio che fece sul corpo della povera Mary Jane Kelly. Mary Jane, la più giovane e la più bella tra le vittime, aveva venticinque anni ed era una prostituta con una misera stanzetta in affitto al 13 di Miller Court. Non era neppure una piantagrane, una ladra e un’ ubriacona, cioè il tipo di vittima ideale che Jack si era divertito a scegliere fino a quel momento – donne vissute, già avanti negli anni, fisicamente sfatte, quelle che insomma amava dipingere l’artista Walter Sickert, personaggio interessante su cui torneremo più avanti.

kelly omicidio disegnoNonostante ciò, lo Squartatore ne fece un massacro tale da indurre il primo funzionario di Polizia a scoprire il cadavere ad esclamare che quello orrendo spettacolo fu quanto di più terribile avesse visto in tutta la sua vita e che l’avrebbe segnato per sempre. Se siete morbosi o curiosi andate a vedervi le immagini che trovate sul web e leggete la descrizione dell’autopsia, (a sx la riproduzione grafica della scena del crimine) noi qui non abbiamo spazio e ci interessa uno strano dettaglio; l’ora approssimativa del suo massacro che viene compresa tra le 3 e le 5 della notte tra l’8 e il 9 novembre 1888, per cui, diventa un rebus trovare spiegazione alla testimonianza accurata del sarto Maurice Lewis che dichiarò che la Kelly uscì dalla sua stanza alle 8 del mattino dopo, per poi rientrarvi quasi subito. Addirittura Caroline Maxwell sostiene, sotto giuramento, di averla vista alle 8,30 all’angolo dell’entrata di Miller’s Court, cioè ad una distanza di circa venticinque metri, e di averle chiesto come mai si era alzata così presto (sapeva che la Kelly si prostituiva di notte…) al che la donna aveva risposto: “Oh, mi sento così male, ho bevuto un bicchiere di birra e ho vomitato”. Chi era dunque quella donna che venne scambiata per la Kelly? A meno di non considerarla un fantasma (e nella vicenda dello Squartatore non si finisce mai di stupirsi…), le ipotesi possibili sono due: o la Kelly era ancora viva o quella avvistata non era lei. Anche se poco convincente, alcuni “ripperologi” hanno preso in considerazione la possibilità che Jack avesse ucciso un’altra donna, dato che il corpo ritrovato nella stanzetta numero 13 di Miller’s Court era ridotto in maniera quasi irriconoscibile e la Kelly aveva l’abitudine di subaffittare la sua stanza ad altre prostitute.

Nell’improbabile ipotesi che quei poveri resti non fossero di Mary Jane, ma di una sconosciuta che aveva occupato la sua stanza, rimane da spiegare che fine avesse fatto la vera Mary Jane e perchè non si sia mai presentata alle autorità per dimostrare che era ancora viva. Una spiegazione potrebbe anche esserci: la Kelly, scampata alla furia dello Squartatore potrebbe essersi nascosta proprio perchè temeva che Jack la trovasse e la uccidesse successivamente.

Jack the ripper

Se, invece, ritorniamo al discorso del travestimento, allora gli strani avvistamenti della vittima nella mattina successiva al delitto si possono spiegare in maniera più razionale. L’assassino si era travestito da donna per poter uscire senza essere riconosciuto, dato che si era attardato nella stanza della vittima e a quell’ora del mattino potevano esserci diverse persone in strada. Intendiamoci, l’assassino aveva adescato ed era poi entrato con la Kelly vestito da uomo: George Hutchinson (più avanti parliamo anche di lui…) vide Mary Jane con un uomo vestito da damerino e con un lungo cappotto con risvolti in astrakhan e ce lo descrive con baffoni all’insù e sopracciglia folte ed alto all’incirca un metro e settanta, di circa trentacinque anni Jack sospettid’età, con un pacco o una borsa. Se costui era Jack, dopo aver compiuto il massacro avrebbe avuto il tempo di togliersi i posticci, mettersi una parrucca e indossare abiti femminili (che si era portato nel pacchetto e che probabilmente bruciò nel camino insieme agli abiti maschili) e fingersi la donna che verrà scambiata per la Kelly il mattino dopo. Occorre però porsi una domanda: perché alle otto del mattino questa donna esce dalla stanza per poi rientravi poco dopo? La spiegazione più logica è che Jack avesse dimenticato qualcosa di importante sul luogo del massacro e vi rientrasse per recuperarlo. Altra domanda: ma i feticci asportati al cadavere dove li avrebbe nascosti? Dato che la donna avvistata non aveva borse (a dx la "rosa" dei sospetti assassini) o pacchetti…se il lettore ha presente come fossero fatte le gonne e i corsetti di quel periodo non avrà difficoltà a capire che lì, sotto agli abiti, ci si poteva nascondere un fagotto e anche l’arma del delitto. Ultima domanda: perché Jack, vestito alla Mary Kelly, si sarebbe attardato per almeno mezzora in prossimità del luogo del delitto? Possiamo azzardare che volesse in qualche modo godersi il momento della scoperta del massacro della vittima che, fino a prova contraria era la sublimazione della sua malvagità e il massimo della sfida nei confronti delle autorità. Gli psicopatici amano rivivere la scena del delitto, godendo dell’inquietudine e del caos che creano al momento della scoperta del massacro; per loro, talvolta, è quasi più importante dell’atto stesso di uccidere. E’ molto probabile che i travestimenti siano stati utilizzati in quasi tutti i delitti dello Squartatore.

Martha Tabram, forse la prima vittima in assoluto, si era allontanata dal pub con un uomo vestito da soldato della Guardia Reale che non fu mai identificato con certezza, nemmeno con un confronto “all’americana”. Dopo l’omicidio di Mary Ann Nichols, la polizia aveva sospetti su un paio di individui, il famigerato “grembiule di cuoio” identificato in John Pizer, (a sx nella riproduzione grafica) squilibrato persecutore e aggressore di prostitute che indossava, appunto, un grembiule in pelleJohn Pizer leather aprone un “uomo di mare”, cioè un individuo con cappello da marinaio. Poco prima di essere uccisa Annie Chapman fu vista accordarsi con un uomo sui quarant’anni, che indossava un soprabito scuro e un berretto “alla Sherlock Holmes”, mentre per l’omicidio di Elizabeth Stride fu avvistato un individuo sempre con soprabito scuro e berretto da marinaio, sbarbato e dall’apparente età di trent’anni. L’uomo vestito da marinaio ricompare anche nelle testimonianze sulla morte di Catherine Eddowes anche se qui ha baffi chiari e un fazzoletto da collo e un giaccone sale e pepe. Chi allora tra i principali sospetti potrebbe avere doti di “trasformismo” così accentuate? La rosa dei “potenziali” assassini si riduce a soli tre individui: George Hutchinson, Montague John Druitt e Walter Sickert. In realtà George Hutchinson entra nell’indagine prima come testimone (fu lui a descrivere l’uomo che aveva abbordato la Kelly) anche se la sua descrizione del possibile killer è assai dubbia e poi comincia ad essere sospettato perché aveva avuto una relazione con la vittima e somigliava molto all’identikit dello Squartatore. Inoltre, un suo omonimo aveva ucciso nel 1880 una donna a Chicago con modalità molto simili. George HutchinsonHutchinson (immagine a dx) aveva una certa abilità nel disegno, tuttavia, il suo livello intellettuale non era certo elevato e, comunque, non tale da considerarlo l’autore delle tutt’altro che insensate lettere di Jack; per di più le atrocità omicidiarie commesse nel delitto della Kelly non sono riconducibili ad un delitto passionale. Più consono al criminal profiling dello Montague Druitt ovalSquartatore è, invece, Montague John Druitt, (foto a sx) un dottore in legge che fu trovato il 31 dicembre 1888 in avanzato stato di decomposizione nel Tamigi. L’inchiesta stabilì che doveva essersi suicidato (aveva delle pietre pesanti nelle tasche) almeno un mese prima, forse a seguito dell’improvviso licenziamento dal suo ruolo di insegnante alla Blackheath School. Di Druitt non sappiamo molto, tranne che la madre era malata di mente e che la sua stessa famiglia sospettava che fosse lui il maniaco di Whitechapel. Fisicamente somigliava alla descrizione dei testimoni e vestiva in maniera compatibile al personaggio, però non risulta che avesse avuto a che fare con la zona dei delitti. Tuttavia il suo livello sociale ed intellettuale era sicuramente elevato e faceva parte della setta para-massonica detta “Gli Apostoli”,

inoltre era omosessuale e questo può essere compatibile con l’attitudine al travestitismo. Trovo però insostenibile la motivazione dei delitti che alcuni “ripperologi” attribuiscono alle sue attitudini sessuali: affermare che uccideva in quel modo le prostitute perché avevano una maggiore capacità di adescamento nei confronti degli uomini che gli interessavano sessualmente, mi sembra davvero assurdo e quasi offensivo… Certo è che Druitt aveva una bella dose di ambiguità e probabilmente era anche ben innervato nella massoneria londinese. Teniamo ben presente questo elemento, perché torna in maniera indiscutibile anche per il terzo sospetto nella nostra indagine. Walter Richard Sickert (1860 – 1942 foto a dx), Walter Sickert 1884 ridartista eclettico, scrittore, attore e pittore, è uno dei rappresentanti inglesi dell’Impressionismo, fondatore nel 1911 del gruppo di Camden Town. Sickert, che di certo aveva un carattere bizzarro e un acume notevole, era morbosamente attirato dal mondo pittoresco (e spesso disperato) degli ambigui locali notturni che frequentava. La sua pittura indugiava sulle persone, con tagli di luce impietosi, crudi, riportando sulla tela soprattutto le imperfezioni e le bruttezze dell’animo umano. Un indizio importante a suo carico sono sicuramente le famose lettere di Jack lo Squartatore alle autorità e ai giornali: è stato accertato che il tipo di carta (non così comune all’epoca…) e la filigrana in essa contenuta è la stessa in uso per gli scritti autografi di Sickert; inoltre certi dettagli della grafia fanno pensare ad una personalità dotata di capacità grafiche superiori alla media, anche se artatamente celate. E’ nota, poi, l’abitudine di Sickert al travestimento. Le sue biografie sostengono che fosse talmente bravo da presentarsi alla madre travestito in modo tale da non essere riconoscibile. Una peculiarità che lo pone ai vertici nella rosa dei sospetti, soprattutto per le sue caratteristiche fisiche - Sickert è longilineo, sbarbato, dall’incarnato pallido e lineamenti fini – e può così servirsi di barbe e baffi, parrucche e altri posticci, senza problemi. E’ assai probabile che lo abbia fatto proprio in concomitanza con il quinto e più spaventoso dei delitti, quello della povera Mary Jane Kelly.

Come già anticipato, anche Sickert era quasi sicuramente affiliato a qualche potente loggia massonica: era un personaggio illustre e molto influente.

rituale massonico vittoriano

E l’ombra del rituale massonico (sopra riproduzione rituale massonico Vittoriano) incombe su molti dettagli nelle vicende omicidiare dello Squartatore. Anzitutto, l’arma da taglio utilizzata nei delitti era probabilmente un pugnale o uno stiletto (molto comuni nei riti sacrificali) e dopo i delitti, i poveri corpi delle donne sono stati orrendamente mutilati ed alcuni organi (utero, rene e cuore) sono stati asportati; tali operazioni sono state effettuate da mani che apparivano esperte o, comunque, abbastanza al corrente dell’anatomia femminile. Vittorio Fincati scrive che “…interpretazioni devianti dell’alchimia – quella stessa che secondo Renè Guénon sarebbe degenerata a partire da Basilio Valentino e Paracelso – sono ben evidenti nelle opere manoscritte e a stampa di un gran numero di scritti di derivazione paracelsiana, in cui primeggiano quelli che parlano della confezione di elisir di lunga vita o nel famoso Testamentum Fraternitatis Rosae et Aureae Crucis, nel quale si afferma che ci si deve impossessare di parti di cadaveri, umani e/o animali e di aggiungervi sangue umano e/o animale al fine di ottenere delle realizzazioni di ordine magico-stregonico…”. Ottenere potere, forza, salute, e chissà cos’altro attraverso il sacrificio violento della vittima: era questo lo scopo precipuo di Jack? Oppure il delitto rituale assumeva un valore assoluto, una sorta di perversa opera d’arte che una personalità egocentrica, paranoica ed esibizionista come quella di Sickert stava, a suo modo, portando a compimento per soddisfare una creatività malata?

DearBossletterJacktheRipperRipensiamo alle modalità con cui lo Squartatore ha infierito sui corpi di alcune delle vittime, soprattutto quando ha avuto il tempo a disposizione per procurarsi i feticci e attuare il suo folle overkilling. Tutte le uccisioni di Jack rimandavano a un rituale massonico: il simbolo di un compasso scavato nelle guance di Catherine Eddowes, la rimozione dei bottoni e delle monete dai corpi di Eddowes e Annie Chapman, il posizionamento delle interiora sopra alla spalla sinistra nei delitti Kelly  e Eddowes,e l’enigmatica frase scritta su un muro a Goulston Street “i Juwes (si pensa ad un “errore” di scrittura di Jack, “Jews” significa ebrei)  sono gli uomini che non saranno incolpati di nulla”: ma il riferimento potrebbe essere a Jubelo, Jubela e Jubelum che sono i tre Apprendisti della mitologia massonica, personaggi simbolici che erano allo stesso tempo vittime e carnefici rituali.

(a sx la lettera scritta da "Jack" con il sangue di una presunta vittima, spedita alla Central New Agency il 27 settembre 1888 - da notare come chi scrive si soffermi sul fatto che il liquido è divenuto "colloso")

 

 

jack graffito su muro

Il “ripperologo” Bruce Robinson afferma che in quel periodo “tutta la classe dirigente era massonica, dall’erede al trono in giu`.

I massoni erano in posizioni di rilievo nella inchiesta di Scotland Yard; erano massoni il commissario della polizia metropolitana, Sir Charles Warren e il collega che aveva nominato, l’ispettore capo Donald Swanson, i due coroner che investigavano sugli omicidi, Wynne Baxter e Henry Crawford, e almeno tre dei medici di polizia che hanno esaminato i corpi delle donne”. Warren, che fece cancellare in fretta e furia la scritta sul muro, era il commissario capo di Scotland Yard e forse non stava proteggendo Jack lo Squartatore, ma difendeva il sistema politico-sociale che lo Squartatore stava minacciando con il suo folle operato e con le sue continue e plateali sfide all’autorità costituita… e, se si voleva proteggere questo sistema, in qualche modo si doveva proteggere anche lui. Jack lo sapeva, perché probabilmente era un membro influente di quelle Logge, oltre che un uomo astuto, audace e fantasioso. Ne consegue che lo Squartatore potrebbe aver agito per portare a compimento un progetto alchemico proto-massonico, che solo gli Iniziati potevano conoscere.

Jack the ripper image

Dobbiamo notare il modo in cui sono state tagliate le gole, la rimozione del cuore, la rimozione dell'intestino, i tagli triangolari, il taglio e la rimozione di una parte del grembiule di una vittima. La Eddowes fu trovata in "Mitre Square". La mitra e la piazza sono simboli massonici (immagine sotto)

 

 

 

Simboli massonici

e la Taverna Mitre era un noto luogo di incontro massonico.  Possiamo anche supporre che ad un certo punto, fosse talmente forte l’attenzione dei giornali e delle autorità da obbligare Jack a smettere o addirittura a togliersi di mezzo (il suicidio di Druitt, ricordate…) per non finire nella cella più profonda del manicomio di Colney Hatch. A mantenere Walter Sickert come principale sospetto della nostra indagine, tuttavia, non è soltanto la sua appartenenza alla Framassoneria (anche Druitt era massone…), ma c’è un dettaglio in più: la prima moglie di Sickert, Ellen Combden, aveva una sorella, Sarah Anne Combden, che divenne una suffraggetta  e viaggiò a lungo in Africa Occidentale  ed è  probabile che al ritorno dai suoi viaggi avesse raccontato a Sickert della Muti medicine africana. Tali pratiche erano comuni sulla costa occidentale dell'Africa. Sickert rimase affascinato nello scoprire che, oltre alle sue presunte proprietà erboristiche, il muti ha un lato oscuro: l'uso di parti del corpo umano per creare incantesimi di medicina, magia o protezione.

muti ceremonyGli omicidi di Muti non sono sacrifici rituali con valenza religiosa, sono semplicemente omicidi per raccogliere parti del corpo. Cuore, fegato, utero e reni sono molto ricercati, ma, attenzione non si tratta di comuni feticci da mescolare a pozioni pseudo-magiche, perché per avere l’effetto sperato in senso curativo o “potenziativo”, tali organi debbono essere strappati proprio nell’immediatezza del sacrificio della povera vittima. Per ragioni di spazio lascio al lettore l’approfondimento dei singoli dettagli trattati in questo articolo e, se non bastasse quanto scritto finora, faccio notare ancora due curiosi particolari che collegano Sickert allo Squartatore: dipinse la famosa serie di quadri sull’omicidio di Camden Town (raffigurazione in copertina) che ricordano molto i particolari del delitto di Mary Kelly e, in particolare, dipinse la camera da letto di Jack il Rosso, dopo che la padrona di casa gli disse che lo Squartatore era il precedente inquilino della stanza in cui il pittore alloggiava. Infine, ho scritto che alcuni testimoni videro sul luogo dei delitti un uomo che portava un cappello alla Sherlock Holmes; ebbene, indovinate di quale detective letterario Sickert era un appassionato fan?… già, proprio del celebre detective nato dalla fantasia di Sir Conan Doyle! Dunque, la domanda conclusiva a cui rispondere a questo punto non è più: perché Walter Sickert dovrebbe essere Jack lo Squartatore?... piuttosto, per quali motivi non può non fosse proprio lui

jack the ripper

* Giampaolo "Giampy" Saccomano Esordisce come critico cinematografico e musicale per quotidiani ed emittenti locali e successivamente come freelance per riviste specializzate, portali e siti web . Ha collaborato, in sceneggiatura, alla storyboard di Cover Boy, pluripremiato film di Carmine Amoroso, con Luca Lionello, Chiara Caselli e Luciana Littizzetto e a quella del film SHADOW di Federico Zampaglione. Ha realizzato art-works e copywritings per Roy Paci, Gianluca Grignani, Irene Fornaciari, Caparezza, Le Vibrazioni ed il M° Marco Lodola. Ha curato diversi eventi d’arte e mostre collettive con artisti come Zumbolo, Uber, Premoli e Ranieri. Ha pubblicato con Stefano Ratti il romanzo epico/fantasy “GILGAMESH”, Zona editrice e la biografia ufficiale di “Aldo Tagliapietra – Le ORME – LE MIE VERITA’ NASCOSTE” Arcana edizioni, “E.A. POE: IL TEATRO DELLA FOLLIA” Youcanprint edizioni. Con ALTERNATIVE STUDIO ha realizzato in coppia con Roberto Cavallo il cortometraggio thriller/noir  MALO MOMENTO, sui temi della ludopatia e del traffico d’organi e il mediometraggio comedy NON SI CAPISCE IL PERCHE’. Il maggior successo arriva con il lungometraggio "L'ITALIA SEGRETA DI LOVECRAFT" , una docu-fiction sul rapporto tra il grande scrittore statunitense e i misteri del Polesine, successivamente è la volta di Nero Fiorentino - Il Caso Mostro di Firenze - nel 2019 apporda alla regia di La Strega di Baratti prodotto da Spazio Tesla

Attualmente scrive di cinema e musica per il web-magazine PLAYERS e di critica d’arte su ART(A PART) of CULTURE

 

Fonti:

  1. BEGG, Jack lo Squartatore, UTET, 2019
  2. CORNWELL, Ritratto di un assassino, Mondadori, 2002
  3. BEGG, M. FIDO, The complete Jack the Ripper A-Z, J.Blake Publishing, 2010
  4. AMADESI , Jack lo Squartatore: un mistero irrisolto che dura da secoli, Edizioni Moderna, 2013
  5. FINCATI, I mostri di Firenze e l’Alchimia, Goetia 16, 2001
  6. MASTRONARDI, RUBEN DE LUCA, I serial killer, Newton Compton ed.

ANDREA ACCORSI, M. CENTINI, La sanguinosa storia dei serial killer, Newton Compton ed.