
di Pietro Buffa
Nel 1869, venne bandito uno specifico concorso per chimici. Lo scopo era quello di individuare un’alternativa più salutistica al comune burro che si utilizza in cucina. Nacque così la margarina, composto solido che si otteneva dalla idrogenazione dei grassi vegetali.
Nel 1909 la Procter & Gamble acquisisce i diritti del brevetto, lanciando sul mercato la nuova alternativa vegetale pronta a rimpiazzare gli orribili grassi animali. Il prodotto costava poco, era fortemente raccomandato e gli scienziati dell’epoca - le voci autorevoli - ne furono i migliori “sponsor”. Dagli anni ’70 fino agli anni ’90 le raccomandazioni mediche sull’utilizzo della margarina fecero sempre più presa sulla popolazione e il consumo di questo prodotto arrivò alle stelle.
Solo alcuni decenni più tardi e con grande rammarico, ci si rese conto che i grassi idrogenati di cui era ricca la margarina erano estremamente pericolosi per la salute, una vera e propria “bomba” che accresceva in modo sostanziale il rischio di malattie cardio-vascolari, oncologiche e neuro-degenerative. Malgrado una buona parte del mondo scientifico avesse in quegli anni tentato di mettere in dubbio la bontà dei grassi idrogenati, dimostrare correlazioni negative per la salute era impresa tutt’altro che semplice. Gli studi ufficiali e completi sui rischi arrivarono solo dopo alcuni decenni e i grassi idrogenati furono banditi dai prodotti alimentari secondo moderne normative.
Di situazioni simili ne è piena la storia.
La lezione perciò è che bisogna andarci piano, tanto più quando si vogliono fare grandi cambiamenti su scala globale perché non è mai possibile prevedere tutte le conseguenze di quello che facciamo. Soprattutto se fissiamo la nostra attenzione su un obiettivo specifico, senza realmente ponderare le eventuali conseguenze nefaste che potrebbero ricadere da qualche altra parte e creare un problema persino peggiore rispetto a quello che si voleva risolvere. Il campanello di allarme è quando ci troviamo di fronte a chi impone le scelte, la scienza descrive e non prescrive. La scienza non va trasformata in dottrina o in uno strumento di propaganda o peggio di censura e siccome io amo la scienza, non ritengo opportuno che questa venga utilizzata spesso e volentieri come scudo, dietro cui nascondere dubbie azioni, qualunque esse siano.