Altre Curiosità

Lombricus Terrestris

Lumbricus terrestris nella sua tana

 

VITA ED HABITAT DEL LOMBRICUS TERRESTRIS E SUOI BENEFICI SUL TERRENO

 

Giorgio Patteradi Giorgio Pattera

 

Gilbert WhiteGià nel 1777, in un periodo in cui i giardinieri e gli agricoltori manifestavano il loro disprezzo per i vermi, uno scienziato, Gilbert WHITE (a dx), scriveva che “…la terra diverrebbe ben presto fredda, compatta, priva di fermentazione e, di conseguenza, sterile senza la continua azione d’aerazione e drenaggio da parte dei lombrichi, attività che consiste nell'introdurre foglie e gettar fuori escrementi…”.

La stima del numero dei lombrichi per ettaro è giunta fino a 6 milioni, pari a 750 kg. in peso; se il terreno viene scavato o arato, la popo­lazione si riduce drasticamente, per poi tornare a crescere una volta cessato il fattore di disturbo.

I lombrichi hanno buone capacità d’adattamento ad ogni tipo di terreno (li troviamo, infatti, sia nelle praterie sia nei boschi), tuttavia non tollerano un suolo eccessivamente acido. Se viene superato un certo li­mite, infatti, il contadino se ne può accorgere subito, in quanto i residui della vegetazione si accumulano sulla superficie del terreno formando come un tappeto, che alla fine (10-50 anni o più) si trasforma in torba: questo perché i lombrichi se ne sono andati, causa l'acidità. DARWIN stimò che ogni anno i lombrichi possono riportare in superficie tra 7,5 e 18 tonnellate di terreno per mezzo ettaro; vale a dire che il suolo in cui lavorano, in dieci anni, può aumentare di livello tra 2,5 e 3,2 cm., dovuti all'accumulo di humus.

Lobrico 1

Uno dei risultati dell'attività dei lombrichi è dunque quello di for­mare uno strato superficiale di terreno assai buono ed adatto alle col­tivazioni; contemporaneamente le pietre, che intralciano le colture ed il lavoro delle macchine agricole, pian piano tendono ad essere rico­perte dall'humus, fino a sprofondare e scomparire. Sempre Darwin calcolò che, in ­assenza di intervento dell'uomo, i lombrichi riescono ad interrare le pietre al ritmo di 17 cm. ogni 100 anni: questo spiega in parte perché tanti resti archeologici sono ancora sepolti.

Il lombrico, oggi rivalutato e benedetto dai giardinieri, comprende molte specie nostrane, che non sono tutte facilmente distinguibili di primo acchito.

Eisenia fetidaEisenia foetida (verme-esca a sx) emana un forte odore, come dice il nome latino; è stato sempre ricercato dai pescatori, essendo un'ottima esca per l'amo (come dice il nome volgare).

Il più comune è senz'altro il Lumbricus terrestris (immagine di copertina), detto anche "areni­cola", molto frequente nei giardini; anche questo è impiegato nella pesca con l'amo. Può raggiungere i 25 cm. di lunghezza, nulla in con­fronto al suo parente australiano che può essere lungo anche 330 cm.!

La sfumatura rossastra che si nota nei lombrichi è dovuta al pigmento del sangue che trasporta l'ossigeno: l'emoglobina (simile a quella presente nell'uomo). Il loro lungo corpo è diviso in segmenti simili ad anelli (circa 150), da cui la denominazione scientifica di ANELLIDI = vermi rotondi segmentati. Ogni anello è molto simile al precedente ed al successivo ed alcuni organi interni (ad es. quello escretore: il nefride, analogo al rene dell'uomo) si ripetono nella maggior parte dei segmenti. L'estremità anteriore, più affusolata rispetto al resto del corpo, è priva di occhi ed orecchie e presenta una bocca senza denti ma provvista di labbro prensile, con cui il lombrico afferra foglie, aghi di pino ed anche pezzettini di carta, che adopera per rivestire le pareti superiori delle gallerie che scava. Attorno al corpo, simile alla fascia d’un sigaro, presentano un ispessimento epidermico simile ad una cicatrice: in realtà è una ghiandola speciale, detta clitellum o “sella”, che serve alla produzione del bozzolo. Quest'ultimo, delle dimensioni di un pisello e di color bruno-scuro, contiene molte uova (i lombrichi sono ermafroditi), ma di solito sopravvive un solo embrione, che si sviluppa tra uno e cinque mesi ed è pronto a riprodursi tra i sei ed i diciotto mesi. Non si sa con certezza quanto tempo vivano i lombrichi: in cattività il L.terrestris è vissuto per 6 anni, mentre altre specie anche 10.

Come “scava” il lombrico? Esso si muove nel terreno esercitando un'azio­ne meccanica, portando allo sbriciolamento delle particelle e favoren­do così gli scambi gassosi (aerazione del sottosuolo). Striscia median­te onde peristaltiche (simili a quelle dell'intestino dei mammiferi) dirette sempre in senso antero-posteriore, grazie alla sua robusta mu­scolatura circolare e longitudinale ed aiutandosi anche con corte seto­le dirette all'indietro (4 paia per segmento) ed allungabili a piacere.

Lombrico nellhumus

Mentre il lombrico scava, compie anche un'azione bio-chimica, poiché ingerisce il terreno, lo arricchisce di sostanze necessarie allo svi­luppo delle piante durante il transito nel suo tubo digerente e infine lo espelle. Alcune specie emettono la terra così elaborata in superficie, formando i caratteristici "mucchietti" di humus che si rinvengono nei prati, specie dopo abbondanti piogge.

Struttura del Lumbricus terrestrisI lombrichi possono vivere sot­t'acqua anche per mesi, avendo bisogno di pochissimo ossigeno; quelli trovati morti nelle pozzanghere sono, probabilmente, morti per altre cause. Per un lombrico, infatti, è ben più pericoloso disseccarsi troppo che bagnarsi eccessivamente; in caso di siccità e durante l'inverno, esso si scava delle tane profonde fino a 2,5 m., le tappezza con la mucillagine prodotta dal clitellum e quivi si raggomitola in stato di inattività, in attesa di tempi migliori.

Il lombrico, pur essendo cieco e sordo, è un animale molto sensibile. Se sente una talpa che scava nelle vicinanze, si spaventa e scappa (si fa per dire ...) subito in superficie. Se viene catturato da un predatore (es. il merlo, ghiottissimo di questi vermi), tende a perdere volontariamente (auto-tomìa) una parte del proprio lungo cor­po, per istinto di conservazione; un po’ come fa la lucertola…

La porzione rigettata, per azione ri­flessa, spesso rigenera quella perduta.

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