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I Lupi Mutanti di Chernobyl

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Alberto Negri 2022 di Alberto Negri

Generazione dopo generazione, i lupi che vivono nell’area di Chernobyl, la centrale nucleare ubicata in Ucraina esplosa nel 1986, sembrano aver sviluppato particolari meccanismi per sopravvivere all’elevato livello di radiazioni al quale sono quotidianamente esposti.

Secondo una ricerca non ancora pubblicata, i lupi nella zona di Chernobyl potrebbero essere diventati più resistenti alle varie forme di cancro

Da analisi approfondite sulle cellule del loro sistema immunitario e i loro profili di espressione genica, in particolare, presentano delle alterazioni che distinguono questi esemplari dai lupi "radioattivi" ad altri che vivono in aree non contaminate.

Cara Love 1 Ad indicarlo sono i risultati presentati da Cara Love (a sx), biologa evoluzionista ed ecotossicologa presso l’Università di Princeton (Stati Uniti), durante il congresso annuale della Society of integrative and comparative biology, svoltosi nel Gennaio 2024 a Seattle, ha dichiarato che nei lupi che abitano la zona di Chernobyl sono presenti mutazioni genetiche che li renderebbero più protetti dalle radiazioni e dalle conseguenti malattie deegenerative come cancro e tumori.

Dopo il disastro nucleare avvenuto a Chernobyl, in Ucraina, il 26 aprile 1986, la Zona di Esclusione Circostante (CEZ) venne abbandonata dalla quasi totalità dei suoi abitanti, un'area di sicurezza istituita dalle forze armate sovietiche subito dopo il disastro del 1986, inizialmente esisteva come un'area di 30 km di raggio dalla centrale nucleare di Chernobyl.

Lo stesso non accadde per gli animali selvatici, che col tempo riuscirono a occupare un territorio fino ad allora destinato alle attività umane. Nella CEZ, le popolazioni di lupi (Canis lupus) sono aumentate negli ultimi 30 anni e oggi sembra che questa specie in particolare abbia sviluppato una particolare coriacea resistenza alle radiazioni e di conseguenza, al rischio di contrarre forme di cancro.

Lo studio

Reattore 4 chernobylLo studio guidato dalla Love è iniziato nel 2014, quando la ricercatrice insieme ai suoi collaboratori si è recata presso la cosiddetta Chernobyl Exclusion Zone (Cez), l’area circostante alla centrale dove, ricordiamo, il 26 aprile 1986 avvenne l’esplosione del reattore numero 4 (a dx) dell’omonima centrale sovietica che disperse nubi di polveri radioattive in un’area di decine di chilometri, provocando decine di morti accertate istantaneamente e migliaia di decessi collaterali dovuti a neoplasie ed altre patologie degenerative (circa 4mila vittime stimate dall'Onu secondo altre fonti sono molte di più) oltre a 116mila sfollati. Attualmente la zona è disabitata dagli esseri umani ma non dagli animali. La dr.ssa Love e colleghi hanno prelevato dei campioni di sangue dai lupi grigi (Canis lupus) che vivono in questa zona, conducendo svariate analisi su campioni di sangue prelevati ai lupi che vivono nell'area CEZ, cioè quell’area di circa 2600 km² istituita dopo il disastro nella zona più interessata dalle radiazioni, e dove, ancora oggi, l’accesso pubblico è soggetto a limitazioni. Dopo aver anestetizzato gli esemplari di lupo, li hanno dotati di radiocollari in grado di rilevare la loro posizione e a quale livello di radiazioni sono esposti, quest’ultimo è risultato essere più di sei volte superiore rispetto al limite legale massimo a cui un lavoratore umano può essere esposto, per l'esattezza, questi monitoraggi e le analisi hanno dimostrato che gli esemplari di lupo grigio che abitano la CEZ sono esposti a 11,28 millirem (o 0,1128 mSv) di radiazioni ogni giorno e per tutta la vita, si tratta di una quantità elevatissima.

Le mutazioni genetiche proteggono i lupi dal cancro

In seguito alle scoperte, i ricercatori hanno analizzato approfonditamente il DNA dei lupi che vivono a Chernobyl attraverso un processo chiamato sequenziamento e identificato alcune regioni specifiche del genoma, che sembrano essere responsabili della resistenza alle radiazioni e che rendono i lupi più resilienti rispetto all’aumento del rischio di cancro.

Lupi chernobyl 2

I risultati delle analisi non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica, ma, in base a quello che la dr.ssa Love ha riportato durante il congresso della Society of integrative and comparative biology, risulta che il sistema immunitario dei lupi presi in esame sembra aver subito delle alterazioni simili a quelle riscontrabili nei pazienti oncologici sottoposti a radioterapia. Inoltre, si legge nell’abstract della ricerca, le analisi sui campioni di sangue e sul relativo Trascrittoma (ossia sui livelli di espressione genica) hanno messo in luce la rimodulazione di alcuni processi fisiologici dei lupi come l’Apoptosi (la morte programmata delle cellule) o della stessa risposta immunitaria, che potrebbero aver sviluppato negli animali una resistenza spiccata allo sviluppo di tumori.

Un’area brulicante di vita

cani chernobyl coverI risultati dello studio al momento in stallo a causa del conflitto bellico in atto, dovranno necessariamente essere pubblicati su una rivista scientifica prima di poter avere accesso a maggiori dettagli, ma già il fatto che questi animali abbiano ripopolato così velocemente questa zona off limits è certamente un fatto di grande interesse per la scienza.

Diversi studi avevano infatti già mostrato che quest’area è sorprendentemente ricca di vita. Uno studio pubblicato nel 2015 aveva per esempio evidenziato l’abbondante presenza di alci, caprioli, cervi, cinghiali e, appunto, lupi. “La zona di esclusione di Chernobyl – aveva commentato Tim Christophersen, responsabile della sezione Natura per il clima del programma delle Nazioni unite per l’ambiente – ed è un esempio affascinante del potere della natura di riprendersi dal degrado”.

 

Contributi e Fonti da

New Wise.: https://www.newswise.com/articles/mutant-chernobyl-wolves-evolve-anti-cancer-abilities-35-years-after-nuclear-disaster

Esa: https://esajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/fee.1227

Sience Advances: https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.ade2537

 Wikipedia